Istruzione parentale: cos’è, come si fa richiesta e le novità per l’anno scolastico 2022/2023

Gli addetti ai lavori non hanno dubbi a considerare anche il boom di istruzione parentale e home schooling come un effetto ad ampio raggio della pandemia: spaventati dal rischio di contagio sempre più genitori anche in Italia hanno optato per la scuola a casa, fenomeno in origine americano, tanto che secondo dei dati ministeriali nell’anno scolastico 2020/2021 c’erano quasi 15.400 alunni e famiglie impegnati nell’istruzione domestica (di cui almeno 10.000 erano alunni e famiglie di scuola primaria, segno che l’homeschooling convince soprattutto per i primissimi cicli formativi).

In che cosa consiste davvero, però, l’istruzione parentale, ci sono obblighi a cui i genitori che decidono di non iscrivere i figli a scuole pubbliche o comparate devono comunque assolvere o novità per il futuro dell’home schooling?

Guida essenziale a istruzione parentale e homeschooling

Andando per ordine per istruzione parentale si intende la possibilità data alle famiglie di provvedere autonomamente all’educazione dei figli, anche eventualmente affidandola a educatori e insegnati privati. Molte fonti normative nel tempo hanno formalizzato la possibilità di fare homeschooling in Italia e, molto più pragmaticamente, dato gli strumenti ai genitori che optavano per questa soluzione di farlo avendo tutte le carte in regola. Non in pochi, però, fanno risalire il diritto all’istruzione parentale direttamente alla Costituzione che, all’articolo 30, parla di dovere in capo ai genitori di «mantenere, istruire, educare i figli».

Cosa serve?

Quanto a cosa serve per dedicarsi all’istruzione parentale – oltre a tempo, pazienza, predisposizione per l’insegnamento, conoscenza di base delle varie discipline che potranno essere utili per il futuro percorso scolastico del bambino e/o disponibilità economica per affidarsi a degli educatori terzi – il Ministero ha previsto una serie di adempimenti per le famiglie.

I genitori o chiunque eserciti la responsabilità genitoriale dell’alunno devono, innanzitutto, dare comunicazione preventiva a una scuola del proprio territorio di riferimento di voler procedere con l’istruzione parentale e presentare contestualmente sia una dichiarazione con cui attestano di avere competenze tecniche e/o mezzi economici per farlo e sia un progetto didattico a cui intendono attenersi nel corso dell’anno.

Quando?

La domanda va presentata per ogni anno scolastico, in modo che il dirigente scolastico della scuola del territorio a cui è indirizzata possa prenderne atto e di fatto ritirare il bambino dalla scuola. Lo stesso dirigente scolastico ha per altro, insieme al sindaco del comune di riferimento, responsabilità di vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno in homeschooling.

Entro il 30 giugno di ogni anno scolastico per cui si è optato per l’istruzione parentale l’alunno dovrà sostenere un esame d’idoneità che assicura il passaggio all’anno successivo e, di fatto, è garanzia che anche se ha studiato a casa, con genitori o educatori privati, l’alunno abbia acquisito conoscenze paragonabili a quelle previste dai piani ministeriali per ogni ordine scolastico (utile soprattutto nel caso in cui la famiglia o l’alunno decidano di non proseguire più con l’istruzione parentale).

Per l’anno scolastico 2022/2023 qualche novità in materia di istruzione parentale è stata prevista da una circolare del MIUR del 14 novembre 2021. Diversamente da quanto è stato fin qui, vale anche per la scelta dell’home schooling la finestra temporale prevista per le iscrizioni scolastiche: entro il 28 gennaio 2021, cioè, i genitori che intendano educare autonomamente i figli per il prossimo anno scolastico ne dovranno dare comunicazione a una scuola del territorio. Non ci sono previsioni specifiche rispetto a quale scuola scegliere, di fatto lasciando le famiglie libere di rivolgersi all’istituto geograficamente più vicino alla residenza del figlio. Anche il progetto educativo che si intende svolgere va presentato da quest’anno preventivamente e non più insieme alla domanda di esame d’idoneità a fine anno.

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